Definizione del ruolo e dell’attività della Confederazione Italiana della Vite e del Vino Unione Italiana Vini (UIV) nel contesto del settore vitivinicolo quale società di servizi rivolti al settore
Presentazione dello stato dell’arte del progetto (genesi, sviluppo, prospettive future) nato tre anni fa dalla partnership con Uniteam con un obiettivo: evolvere il sistema di informatizzazione per la gestione dei dati e delle informazioni legate alla problematica della rintracciabilità nel settore vitivinicolo
L’iniziativa ha coinvolto una parte del processo produttivo: dal conferimento dell’uva alla messa in bottiglia. Dato importante, perché applicato ad un segmento del processo per il quale non vi era una risposta integrata con i controlli di prodotto (laboratorio) e i flussi dei materiali ausiliari da parte di nessuna azienda del settore vitivinicolo
Il successo del progetto va ripartito equamente fra i tre partner coinvolti: UIV , Uniteam e le aziende che hanno aderito alla definizione di questo 'prototipo' ( vedi le testimonianze delle aziende) .
Uno sguardo al futuro: l’Associazione intende assumersi l’onere e l’onore di aiutare le aziende nelle analisi di individuazione dei punti critici dei processi per arrivare a definire uno standard di riferimento per l’intera filiera produttiva. Con un obiettivo concreto: definire un modello omogeneo, sicuro ed affidabile di raccolta e gestione dei dati di base della cantina, del laboratorio e dei materiali ausiliari necessari per dare una risposta completa al mercato sulla storia di ogni lotto di produzione.
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Intervento in aula di
FRANCESCO PAVANELLO
Buongiorno, una brevissima presentazione di Unione Italiana Vini. Unione Vini è una società cooperativa senza scopo di lucro, braccio operativo di una organizzazione sindacale che va sotto il nome di Confederazione Italiana della Vite e del Vino. L’area tecnica di questa società cooperativa vede al suo interno una rete di laboratori, 12 in Italia, presenti nelle più importanti regioni viti-vinicole nazionali e una società totalmente partecipata da Unione Italiana Vini, che si occupa di organizzazione aziendale e, da circa tre anni, anche dello sviluppo di strumenti informatici, assieme a partner tecnologici qualificati.
Anche io sono un tecnico, però non mi occupo di informatica; ritengo l’informatica un elemento strategico per lo sviluppo delle aziende, però non è l’informatica che deve guidare questi processi, bensì le organizzazioni di categoria, che devono farsi carico di questo passaggio estremamente delicato che riguarda, appunto, la rintracciabilità.
La rintracciabilità non è un fulmine a ciel sereno, ma un concetto che era già presente nel 1997, in quello che era il decreto 155, che prevedeva che ogni azienda agroalimentare e non soltanto vitivinicola, implementasse un sistema di gestione delle problematiche igienico-sanitarie legate alla produzione. Questo decreto prevedeva già la necessità di rintracciare, di recuperare i prodotti dal mercato, in caso di emergenze sanitarie. Le norme ISO 9000 richiamate in questo decreto, che invitava appunto a sviluppare i sistemi di gestione igienico-sanitari secondo norme ISO 9000, prevedono anch’esse la necessità di gestire la rintracciabilità delle materie prime e del prodotto in tutta quanta la filiera. Diciamo che in generale i settori, parlo del mio anche se qualche piccola esperienza l’ho fatta anche in altri settori agroalimentari, hanno un po’ tergiversato su questo tipo di problema e oggi si ritrovano in una difficoltà abbastanza importante. Questa difficoltà può essere affrontata soltanto se si capisce che può essere una opportunità e se se ne capisce il valore.
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Cosa significa globalizzazione e internazionalizzazione per un’azienda? Significa che paesi emergenti o già emersi, per quanto riguarda il settore vitivinicolo… penso al Sud Africa, penso al Cile… sono in grado di competere sui mercati alla pari del nostro Paese. Che questi tipi di competizione fanno sì che regole e standard nuovi vengano dettati dall’estero e non da noialtri. Queste regole e questi standard a volte sono a valore aggiunto, altre volte sono assolutamente privi di qualsiasi regola.
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Diciamo che la competizione diventa sempre più importante. Ci sono realtà che nulla hanno da difendere e che stanno competendo con noialtri, ci sono regole produttive meno complesse in altre nazioni. Per il fatto che stanno nascendo gruppi industriali internazionali i cui ricavi sono dieci volte superiori a quelli della nostra più grande azienda, ci si obbliga a comportamenti organizzativi di tipo industriale, e la competizione diventa sempre più difficile.
A fronte di questo la Comunità Europea ha individuato tre obiettivi-quadro. Uno riguarda la necessità di garantire l’igiene delle produzioni, l’altro l’origine delle produzioni e il terzo il rispetto dell’ambiente.
Per quanto riguarda i primi due, sono regolamentati da leggi cogenti, il primo appunto è il sistema HACCP obbligatorio e il secondo, a partire dal 2005, riguarda la necessità di individuare un sistema di gestione per la rintracciabilità. C’è da aspettarsi a breve che vengano emanate anche norme per quanto riguarda la tutela dell’ambiente.
Il punto di partenza dal quale le aziende del nostro settore partono è il fatto che già hanno dei disciplinari di produzione obbligatori, hanno calato nel loro sistema, sistemi qualità di processo e di prodotto secondo la norma ISO 9000, almeno le più importanti aziende italiane. Altre iniziative: codici deontologici di categorie; di fatto però sono risultati insufficienti allo scopo, tutti questi sforzi. Probabilmente per la disomogeneità con la quale vengono applicati. Cioè non esistono modelli di riferimento e, pertanto, ogni azienda si sente libera di sviluppare un proprio sistema, una propria risposta a quella che è la legge.
Il punto di arrivo è un sistema di garanzia capace di agevolare risposte sui temi, trasparenza e informazione, genuinità della produzione, salvaguardia dell’ambiente. Il vero nodo è, appunto, la trasparenza e l’informazione. Oggi le imprese non sono abituate a dare tutte le informazioni che il mercato sta chiedendo. In futuro la rintracciabilità ha introdotto questo tipo di concetto, la necessità di dare più informazioni al mercato e questo sta destabilizzando un po’ il sistema.
Per quanto riguarda la genuinità, per genuinità si intende la necessità di garantire il legame al territorio e quindi la rintracciabilità.
La salvaguardia dell’ambiente è l’altro aspetto importante che non è oggetto di questa giornata, ma che diventerà presto altrettanto strategica.
Le peculiarità di questo sistema di garanzia sono, appunto, che deve essere un denominatore di natura tecnica, quindi un pre-requisito che ogni azienda deve avere, trasversale alle associazioni, quindi trasversale a legittimi interessi di tutte quante le aziende/associazioni della filiera produttiva e alla portata di tutte le aziende orientate alla qualità. Quindi la complessità di questo sistema di garanzia non può escludere dal mercato aziende di piccole dimensioni. Quindi lo sforzo è anche in quella direzione.
Di cosa stiamo parlando? Ecco qui riassunto il concetto di rintracciabilità, lo leggo: un insieme di criteri organizzativi e produttivi concordati tra le parti, connessi alla catena dell’offerta e alle fasi di produzione, capace di rendere disponibile a se stessi e ai propri clienti, una rosa di informazioni ampia e chiara sulla storia del proprio prodotto. Quindi vediamo come l’aspetto organizzativo..........

.......... lo sforzo che debbono fare è appunto quello di riesaminare e armonizzare le regole che stanno alla base del loro modo di gestire le imprese, rispetto all’organizzazione del lavoro, ai flussi di materiali e al supporto tecnologico informatico e telematico. Diciamo che la complessità che queste regole cogenti e volontarie, introdotte in questi ultimi 7-8 anni, rende impossibile una gestione non informatizzata dei dati e delle informazioni. Quindi il vero impegno delle aziende, per rispondere alle problematiche della rintracciabilità, è su questi ambiti. Di fatto quindi vediamo, io qui ho chiamato aree di investimento, aiuto all’imprese, nel senso che ciò che è accaduto nell’analisi del nostro settore è che dal punto di vista organizzativo l’investimento è di modesta entità.
Lo sforzo di formazione sulle risorse umane invece è molto importante e quindi richiederà tempo, parliamo di tempi medio-lunghi dal mio punto di vista, per creare quella cultura all’interno di tutte le aziende, invece il grosso nodo, il grosso scoglio è l’adeguamento delle infrastrutture delle tecnologie, che non riguardano soltanto le problematiche dell’informatica, ma riguardano anche i problemi di impianto, cioè la differenziazione delle produzioni è un problema di difficile soluzione a meno di importanti investimenti.
Entriamo nel merito del progetto. L’idea nasce da un’analisi del nostro settore in cui è emerso che un’area molto importante della produzione vitivinicola, che è quella che riguarda l’arrivo dell’uva fino al prodotto prima dell’imbottigliamento e i controlli di prodotto, quindi anche la gestione delle analisi che si fanno in questo tratto, in questo segmento del processo, non era gestita informaticamente, mentre tutte quante le aree, amministrative, contabili o che riguardano l’imbottigliamento erano gestite.
Da questo è nata l’idea di aggregare una decina di importanti aziende, sia cooperative che industriali, del nostro settore, di metterle attorno a un tavolo, di individuare un partner tecnologico, in questo caso è stata individuata Uniteam, che aveva già un’esperienza maturata nel nostro settore e anche in altri e creare assieme alle competenze residenti nella nostra organizzazione, un gruppo di lavoro interdisciplinare che permettesse di sviluppare uno standard informatico capace di raccogliere i dati di base che, assieme a quelli già presenti in tutti i registri, definiamoli fiscali e contabili delle aziende, potesse diventare la storia del vino.

Il risultato è che più di 50 aziende oggi in Italia hanno adottato questo sistema informativo ( vedi le testimonianze delle aziende). Prevediamo per il prossimo anno di implementarlo in altre 50 aziende, quindi raggiungere cento aziende informatizzate con questo sistema in tutta Italia..........:
Quindi diciamo che il vino sta portando avanti un modello sia organizzativo che informatizzato che vede coinvolte industrie e organizzazioni del settore, per arrivare a un unico modello nazionale. Grazie.
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Trascrizione da cassetta audio eseguita a cura di Italia Servizi - Milano
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